“Fra’ – San Francesco, la superstar del Medioevo” in scena al Verdi di Gorizia venerdì 4 aprile
Giovanni Scifoni racconta il santo più amato con il suo stile ironico, profondo e travolgente, creando un equilibrio tra narrazione, teatro e musica
Venerdì 4 aprile 2025 alle ore 20.45, si chiude la rassegna “Verdi Racconta” del Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Gorizia con uno spettacolo tanto atteso quanto originale: “Fra’ – San Francesco, la superstar del Medioevo”, di e con Giovanni Scifoni.
Tra riflessione e divertimento, affabulazione e invenzione teatrale, Scifoni si confronta con la figura di Francesco d’Assisi, il santo più amato da credenti e non credenti, dando vita a un racconto contemporaneo, brillante e sorprendente.
Lo spettacolo è una coproduzione Mismaonda, Viola Produzioni e Teatro Carcano, con la regia di Francesco Ferdinando Brandi e musiche originali di Luciano Di Giandomenico. In scena, oltre a Scifoni, gli strumenti antichi suonati dallo stesso Di Giandomenico insieme a Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli.
Un Francesco pop, attore geniale e uomo straordinario Scifoni racconta un Francesco artista, performer d’avanguardia, capace di predicare come un attore di teatro contemporaneo: usava il corpo, la voce, la lingua francese, la natura, il dolore, il silenzio. Incantava folle immense, faceva ridere, piangere, sapeva cantare e ballare. Era un comunicatore visionario.
Lo spettacolo attraversa gli episodi più significativi della sua vita – dalla predica ai porci al celebre Cantico delle creature, dalla nascita del presepe a Greccio alla mistica relazione con la morte – per raccontare non il santo ieratico e iconico, ma un uomo fragilissimo, ostinato, immenso e struggente.
Una creazione collettiva che unisce comicità e spiritualità
“Fra’” è frutto di un lavoro corale tra attore, musicisti e regista: un laboratorio creativo in cui ogni scena è nata da suggestioni, intuizioni, improvvisazioni e reinvenzioni continue. Il risultato è un’opera intensa e personale, che affronta il mistero della fede, la potenza del linguaggio teatrale e il più grande tabù della nostra epoca: la morte. Il rapporto di fratellanza, quasi di amore carnale che aveva Francesco con Sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare.
Con la consueta abilità che lo distingue, Giovanni Scifoni unisce cultura e ironia, leggerezza e profondità, creando un equilibrio perfetto tra narrazione, teatro e musica.
Un finale di rassegna emozionante, che invita il pubblico a lasciarsi interrogare, sorprendere e – perché no – a seguire l’esempio di Francesco: cercare la bellezza anche nel buio.
Note di regia: un lavoro corale, tra invenzione e libertà creativa
Francesco Ferdinando Brandi, regista dello spettacolo, racconta la genesi di un progetto nato da un laboratorio collettivo, dove tutto è stato condiviso, reinventato, vissuto.
Lavorare con Giovanni Scifoni, attore definito “vulcanico”, è stato un processo entusiasmante: durante le prove, ogni scena è stata costruita attraverso proposte, digressioni e intuizioni, in un continuo divenire creativo. Nessuna scelta è stata imposta, ma frutto di un’elaborazione collettiva.
Anche il lavoro musicale ha seguito lo stesso principio: Luciano Di Giandomenico, autore delle musiche, ha trasformato temi medievali in composizioni che arrivano fino alla techno, seguendo con immaginazione e libertà lo spirito dello spettacolo.
Ne è nato un Francesco meno ieratico e più umano, sublime e grezzo, confuso e grandioso, “della stessa pasta dei grandi personaggi letterari e teatrali”, capace di aprire interrogativi profondi sulle nostre vite.
Un racconto perfetto per Scifoni, che da sempre unisce il sacro e il profano, l’alto e il basso, con intelligenza, ironia e leggerezza.
comunicato stampa