Gran finale in musica sabato 16 marzo ore 20.45 a Pordenone per la 25.edizione del festival Dedica, che negli spazi del Capitol chiude una settimana intensa di eventi organizzati attorno all’opera di Gioconda Belli. “Eclipse” è il titolo del concerto, sostenuto dalla Bcc Pordenonese, e organizzato in collaborazione con il Circolo Controtempo, che porterà sul palco, oltre a Civello (voce, chitarra, pianoforte), Seby Burgio (tastiere, pianoforte) e Francesco Aprili (batteria, elettronica).
Chiara Civello, considerata una delle più raffinate cantautrici contemporanee e definita dal grande crooner americano Tony Bennet come “la miglior cantante jazz della sua generazione”, regalerà al pubblico un serata di note cosmopolite di raffinata eleganza, capaci di trovare un perfetto equilibrio fra atmosfere classiche e sonorità moderne, sostenuta da una voce comunicativa e seducente, unica nel panorama musicale italiano, dove si conferma atipica e bellissima realtà.
Cantante, musicista e polistrumentista jazz, si è avvicinata al mondo della musica sin da giovanissima, studiando chitarra e pianoforte al Conservatorio Saint Louis di Roma e successivamente al prestigioso Berklee College of Music di Boston. Da qui si è trasferita a New York, dove, con l’aiuto del produttore Russ Titelman, ha inciso il suo primo disco, Last quarter moon, accolto favorevolmente dal pubblico e dalla critica. A questo faranno seguito The space between(2007), 7752 (2010), Al posto del mondo (2012), Canzoni (2014), ed Eclipse (2017), che è anche il titolo del concerto scelto per Dedica. OndaRock lo definisce “un bicchiere di brandy da sorseggiare lentamente”, fra nuove interpretazioni sofisticate, cover e inediti di valore, ai quali hanno contribuito autori di punta del pop italiano, come Cristina Donà, Francesco Bianconi (Baustelle), Dimartino, Diana Tejera e Diego Mancino. Registrato fra Parigi, New York, Rio de Janeiro e Bari, a conferma dell’anima cosmopolita della sua autrice, “fa leva anzitutto – così ancora OndaRock – su un’azzeccata scelta produttiva: Marc Collin dei Nouvelle Vague porta in dote, infatti, il suo bagaglio retrofuturista di tastiere, moog,drum machine e organi elettrici, forgiando un involucro elettropop che si attaglia magnificamente agli struggimenti bossa-lounge-pop cari alla ragazza italiana per la quale si scomodò Burt Bacharach (scrivendo per lei “Trouble”). È un uso calibrato, impressionista dell’elettronica, che riesce a modernizzare canzoni strutturalmente classiche, aggiungendo un gusto eccentrico in grado di scrostare quella patina di leziosità che restava, forse, il principale difetto delle produzioni della Civello. Con “Eclipse” si completa il percorso di riavvicinamento di Chiara Civello alle radici italiane, ma al tempo stesso si cristallizza definitivamente la sua irriducibilità alle mode nostrane (sono gli autori che si piegano al suo stile, non viceversa), la sua perenne vocazione internazionale di cervello musicale in fuga, che trova qui il miglior alleato possibile in Collin”.
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