Musica progressive e musica africana, il 30 e 31 ottobre (con inizio alle ore 21.00) per due serate al fulmicotone presso la Sala Capitol di Pordenone grazie a Estensioni Jazz Club Diffuso della Slou Società Cooperativa. Questa rassegna da più di cinque mesi ha già visto numerosi appuntamenti programmati in quattro regioni italiane (Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia) e nasce proprio con l’intenzione di esplorare luoghi fisici ed ambienti musicali diversi. Estensioni Jazz Club Diffuso è realizzata con il sostegno del Ministero dei Beni Culturali – Programmazione attività di musica jazz.

Si partirà proprio sabato 30 ottobre con Nostalgia Progressiva, ovvero Boris Savoldelli alla voce, Maurizio Brunod alla chitarra e Massimiliano Milesi al sax. I tre musicisti coinvolti in questo progetto hanno messo in musica il loro “acuto desiderio di tornare a vivere” in quell’Inghilterra di fine anni ’60 che ha dato vita allo straordinario periodo del prog-rock e della psichedelia, una stagione irripetibile e indimenticabile che ha segnato la musica, non solo di quel tempo, ma anche degli anni a venire. Non un semplice e sterile tributo al prog-rock in salsa jazz, ma una vera rilettura del tutto originale, come d’abitudine per questi musicisti, che parte da una formazione in trio certamente desueta e dove, in equilibrio tra suoni acustici ed elettrici/elettronici, tra citazioni melodiche “filologicamente corrette” ed avventurose improvvisazioni, i musicisti fanno rivivere le magiche atmosfere del prog di marca inglese attraverso un filtro del tutto nuovo, contemporaneo, sicuramente originale e coinvolgente.

Proprio con Boris Savoldelli abbiamo voluto scandagliare qualche impressione in più.

Senza scomodare i motori di ricerca andando a memoria la musica “progressive” è una categoria di rock nata negli anni 70 in Gran Bretagna ma che ha avuto fortuna anche in Italia. Come nasce l’idea a musicisti dell’ambito jazz, scusami l’etichetta, di fare un omaggio al prog? Il prog e’ una musica di grande qualità, sia esecutiva che compositiva, cosa che la accomuna per molti versi al jazz, dove la perizia strumentale e l’impegno compositivo sono due elementi importantissimi. Spesso, inoltre, sia nei dischi che durante i concerti, i musicisti prog si “lasciavano andare” in lunghe improvvisazioni. A parte queste similitudini, l’idea del progetto e’ partita da Maurizio Brunod, da sempre grande fan di quel genere musicale. Era da tempo, dopo esserci conosciuti di persona grazie all’intermediazione del comune amico Garrison Fewell (compianto chitarrista e didatta americano), che pensavamo di fare un progetto insieme, e l’idea di una rilettura di alcuni classici del prog in chiave personale mi ha da subito affascinato. Ed ecco le origini del progetto e del disco dal titolo, appunto, Nostalgia Progressiva, uscito per la Caligola Records e supportato anche dalla “mia” etichetta di riferimento”:” la newyorkese Moonjune Records.

Ricordo gruppi come King Crimson, Emerson Lake & Palmer, Soft Machine con Daevid Allen e Robert Wyatt, Jethro Tull e in Italia Orme, PFM, Banco del Mutuo Soccorso, New Trolls. Praticamente gruppi che hanno fortemente influenzato tutta la musica nel suo complesso … Assolutamente si!!! I gruppi che hai citato sono stati fondamentali nella crescita di moltissimi musicisti che oggi si dedicano al jazz (ma anche al rock e al pop), soprattutto dei musicisti, come il sottoscritto, nati proprio negli anni ‘70. Per me, personalmente, la musica dei King Crimson, Soft Machine e Robert Wyatt, e’ stata una sorta di trampolino di lancio verso il jazz. Ascoltare la complessità ritmico armonica dei Crimson, cosi come perdersi nelle lunghe improvvisazioni psichedeliche dei Soft Machine o nella voce sognante e fuori dagli schemi di Wyatt mi ha fatto pensare a modi diversi di utilizzare la mia voce e mi ha spinto, attraverso il jazz (inizialmente proprio quello del periodo elettrico di Miles Davis), ad approfondire il concetto di improvvisazione. Ricevere, come ho avuto la fortuna di veder accadere, una mail di complimenti da Robert Wyatt stesso per una mia interpretazione e’ stato probabilmente uno dei più bei regali mai ricevuti!

Qui al di la delle idee, che ovviamente servono, serve anche saper suonare. Tu usi la voce e qui oltre al talento serve predisposizione. Che rapporto hai con il tuo strumento? Bella domanda. Adoro la voce, la amo da sempre, o almeno da quando ho sentito, ancora adolescente, le grandi voci di Robert Plant e Ian Gillan. Poi ho “scoperto” Robert Wyatt che mi ha destabilizzato. Destabilizzazione che e’ arrivata a livelli estremi con la scoperta, verso i 14 anni, di sua maestà’ Demetrio Stratos!! Da li la passione sempre più’ forte per la sperimentazione e per l’improvvisazione che ha trovato la “summa” definitiva nel mio adorato Mark Murphy, conosciuto il quale ho deciso che il jazz (ma sempre fortemente contaminato dal primo amore: il prog rock), era la mia strada. Alla passione per il canto e l’improvvisazione, poi, si e’ unito quello per l’elettronica…e da li non mi sono più fermato. Sono passati ormai tanti anni ma, lo dico senza vergogna, continuo ad apprezzare la mia voce: come mi ha insegnato il grande Mark Murphy “se la tratti bene lei crescera’ con te”. Ed e’ davvero cosi: negli ultimi due anni, soprattutto, sento la comparsa naturale di molti nuovi colori, soprattutto nel registro basso, e questa e’ una novita’ che mi sta facendo interpretare in modo molto diverso anche il mio repertorio piu’ classico.

I tuoi soci di Nostalgia Progressiva sono Maurizio Brunod e Massimiliano Milesi. Quali affinità vi hanno fatti incontrare? Quali sono le vostre interpretazioni che ti convincono di più o alle quali sei particolarmente affezionato? Maurizio e’, in qualche misura, colui che ha ideato il progetto e non lo ringraziero’ mai abbastanza. Che dire di lui? Uno straordinario musicista. Straordinario non solo per la tecnica strumentale, ma anche per una perizia ed un senso del “suono complessivo” davvero unici! Nel progetto suona prevalentemente chitarre acustiche dalle quali, a volte con l’uso di “tocchi d’elettronica”, a volte semplicemente con le proprie dita, crea paesaggi musicali di rara bellezza e gusto. Massimiliano Milesi, invece, ha preso il posto di Giorgio Li Calzi, trombettista e musicist di elettronica che ha registrato con noi il disco e fatto una serie di concerti ma che, purtroppo, in questo periodo non riusciva ad assicurarci la sua presenza. La scelta di chiedere a Max e’ stata, per me, naturale. Massimiliano e’ un vero talento. Un musicista con capacita’ tecnico-strumentali rare e con un senso dell’improvvisazione unico. Originale, naturale, esaltante…se poi ci aggiungi che e’ una persona di una simpatia contagiosa beh, il gioco e’ fatto!! Indicare una o un paio di interpretazioni solamente sarebbe offendere l’idea di base di questo progetto in cui, all’interno di “cornici sonore” definite (neanche troppo), noi ci imponiamo di muoverci in totale liberta’ e dove il senso dell’interplay ha un ruolo fondamentale.

E rispetto alla musica contemporanea che idea ti sei fatto? Dipende cosa intendi per musica contemporanea. Se mi chiedi cosa penso della musica classica contemporanera, o del jazz contemporaneo, ti posso dire che trovo moltissimi stimoli interessanti (nel jazz penso a Robert Glasper o a Tigran Hamasyan per esempio), mentre se mi chiedi cosa penso della scena “generalista” contemporanea ti posso dire che ho grosse difficolta’ a trovare qualcosa che davvero mi stimoli e riesca a mantenere la mia concentrazione, almeno per quel che riguarda il mainstream.

Hai 3 video che vorresti segnalare ai nostri lettori? Certo!!!

I king crimson nella formazione di questi ultimi anni dal vivo…..la cara vecchia Starless (che suoniamo pure noi)….vorrei farvi notare la SPAVENTOSA forza ritmica di Tony Levin dal minuto 4.21 fino alla fine del brano!! IMMENSO TONY!!!

Sammy Davis Jr, strepitoso cantante che adoro da sempre in una versione in solo voce e percussioni del capolavoro di Cole Porter I’ve got you under my skin. Per la serie: questo significa swing!

Robert Wyatt che canta un brano di Elvis Costello. La perfezione. Che altro dire?

Grazie Boris, a sabato 30 ottobre !!!

Maistah Aphrica

Domenica 31 ottobre sarà invece la volta dello spettacolare show dei Maistah Aphrica: Original Bolombian Music. Come suona la musica africana per chi non è mai stato in Africa? Otto musicisti del Friuli Venezia Giulia danno la loro esplosiva risposta con un’energica miscela di forme e tecniche musicali legate al Continente Nero, o almeno così credono… Jazz funk a la Sun Ra, criolla afro colombiana, hard bop, poliritmie e melodie esotiche arricchite di suoni elettronici e di effetti dub. Grooves in tempi dispari per scatenare le danze accompagnati da melodie rituali di popolazioni immaginarie: come essere a una festa africana, senza essere mai stati in Africa. In apertura di serata (ore 20.00) set di Wattabass Afrobeat Society.

Tutti i concerti di Estensioni – Jazz Club Diffuso possono essere prenotati all’indirizzo email estensionijazzclub@gmail.com e la prevendita è su www.dice.fm : il costo è di € 12,00 per serata, abbonamento a € 20,00 più i diritti di prevendita.

Si ricorda che l’accesso agli spettacoli è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19 (Green Pass)

Link info

Apertura porte ore 20.00 – inizio concerto ore 21.00

Stefano Buian © instArt